Dalla Germania i condizionatori che catturano CO2 e producono carburante sintetico

Basterebbe un filtro e un elettrolizzatore per convertire milioni di condizionatori in tutto il mondo in sistemi di cattura di CO2

(Rinnovabili.it) – Convertire i condizionatori in macchinari che, oltre a rinfrescare le nostre abitazioni, catturano CO2 e la trasformano in carburante: la tecnologia in fase di sperimentazione è stata presentata in una ricerca condotta in collaborazione dal Karlsruhe Institute of Technology (KIT) e dal Dipartimento di Chimica dell’Università di Toronto ed è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications.

Sulla carta, il processo è abbastanza semplice: secondo i ricercatori basterebbe applicare ai condizionatori attualmente esistenti un filtro che catturi disossido di carbonio e umidità dall’aria esterna e un elettrolizzatore che scomponga le molecole di acqua (H2O) per ottenere idrogeno (H2).Combinando le molecole così ottenute con la CO2 prelevata dall’atmosfera sarebbe possibile ottenere idrocarburi combustibili.

Gli studiosi del Karlsruhe Institute of Technology hanno calcolato che se la tecnologia venisse applicata a edifici come la Frankfurt fair Tower, il più alto grattacielo della città tedesca, potrebbe catturare fino a 1,5 tonnellate di CO2 ogni ora e produrre fino a 4 mila tonnellate di carburante l’anno, mentre un edificio di 5-6 appartamenti potrebbe catturare fino a mezzo chilo di anidride carbonica ogni ora.

I ricercatori tedeschi stanno lavorando attualmente ad un impianto pilota in scala capace di produrre 10 litri di carburante al giorno, ma programmano di moltiplicare la quota per 20 volte entro i prossimi due anni. I carburanti ottenuti potrebbero essere riutilizzati per alimentare veicoli ad oggi difficilmente convertibili in mezzi a zero emissioni, come ad esempio le navi cargo, incentivando la decarbonizzazione di interi settori produttivi.

Una soluzione che non risolve direttamente il problema della transizione energetica dal momento che produce carburanti la cui combustione genera emissioni inquinanti, ma che rappresenta una interessante compromesso per quanto riguarda la cattura della CO2. Il vantaggio di un simile sistema rispetto alla tecnologia di Cattura e Stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) riguarda proprio la capacità di produrre un bene commercializzabile e quindi di creare un mercato che lo possa finanziare.

Gli stessi autori della ricerca sottolineano che per rendere sostenibile il processo bisognerebbe garantire che i condizionatori vengano alimentati da fonti rinnovabili e che il carburante venga prodotto in loco. La decentralizzazione della produzione di carburanti renderebbe il processo democratico (tecnicamente ogni condizionatore potrebbe produrre carburante sintetico) e particolarmente appetibile in Paesi sotto sviluppati o con scarse risorse fossili.

Rinnovabili.it

loading...

Egitto: attivo entro fine anno il Benban Solar Park, l’impianto fotovoltaico più grande al mondo

Il Benban Solar Park avrà capacità di oltre 1,6 GW pari a 3,8 TWh annui e garantirà il fabbisogno energetico di 1 milione di abitazioni

(Rinnovabili.it) – L’Egitto completerà la costruzione del più grande impianto fotovoltaico al mondo entro la fine del 2019: a confermare le tempistiche per il completamento del Benban Solar Park è stato il Ministro degli Investimenti egiziano, Sahar Nasr.

Il parco fotovoltaico è attualmente in costruzione: sorgerà nei pressi della cittadina di Benban, a circa 650 chilometri a sud del Cairo, su un’area di poco superiore a 37 chilometri quadrati. Una volta completato, il Benban Solar Park dovrebbe avere una capacità di oltre 1,6 GW, pari a 3,8 TWh annui e dovrebbe garantire il fabbisogno energetico di un milione di abitazioni.

Il progetto ha un costo stimato di 2 miliardi di dollari, di cui 653 milioni sono stati erogati dalla Banca Mondiale tramite l’International Finance Corporation.

Al momento il Paese africano raggiunge appena il 3% di fabbisogno energetico nazionale soddisfatto da fonti rinnovabili ma punta al 20% entro il 2022,anche grazie all’entrata a regime dell’impianto di Benban.

L’incremento degli investimenti, sia pubblici che privati, di cui buona parte attualmente è attratta dal settore energetico, resta il punto cruciale che potrebbe permettere all’Egitto di raggiungere il 40% di energia da fonti rinnovabili entro il 2035: “Le riforme del comparto energetico egiziano hanno aperto un grosso spiraglio per gl’investimenti privati”, ha confermato il Presidente della Banca Mondiale, David Malpass, in visita presso il cantiere del Benban Solar Park.

Il parco solare di Benban rappresenta un nuovo modello in Egitto anche a livello economico e imprenditoriale: il Governo egiziano è proprietario di quasi tutti gli impianti energetici del Paese, alimentati in buona parte da fonti fossili, e porta avanti un dispendioso programma di sussidi per la produzione di carburanti che costa alle casse delle Stato più di quanto venga investito in sanità, formazione e welfare. Il Benban Solar Park, invece, vede la collaborazione di 13 compagnie private (cui comunque si affianca il controllo del settore pubblico) e quella degl’investimenti internazionali: un’apertura verso nuove forme di produzione e di economia in un Paese dalle enormi potenzialità energetiche.

Rinnovabili.it

loading...

Comunicazione interspecie: i fiori preparano il polline appena sentono il ronzio delle api

Vi è una sottile comunicazione tra api e piante, un linguaggio non verbale che ci sorprende sempre più. La meraviglia della natura ci regala sempre queste splendide scoperte.

Meccanismo di impollinazione

Il meccanismo dell’impollinazione è molto veloce, una pianta ha solo tre minuti di tempo preparare il polline per l’ape e far in modo che gli insetti ritornino più volte senza che venga interrotto il meccanismo.Lacomunicazione interspecie tra api e piante è stata scoperta grazie ad uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Università di Tel-Aviv, in Israele.Mentre per noi il ronzio delle api potrebbe essere un fastidio o un rumore insignificante, per le piante è un segnale che deve preparare il suo polline, è sorprendente lacomunicazione tra piante e api.

Studio della comunicazione tra api e fiori

Lo studio che è stato effettuato, consiste in un esperimento dove è viene riprodotto in modo artificiale il ronzio delle api.  Grazie a queste frequenze sonore che simulano il ronzio le piante originano delle micro-vibrazioni dei fiori aumentando la produzione di polline.

Il fiore in tre minuti deve incrementare la produzione del polline e anche la sua concentrazione zuccherina che arriva a crescere anche del 20%, tutto ciò per attirare gli insetti e rendere a loro il servizio migliore di impollinazione, e far in modo che possa ritornare.

Lo stesso esperimento è stato ripetuto per ben 650 tipologie di specie, è stato analizzato il polline prima e dopo il ronzio e tutte le volte si è avuto lo stesso risultato.

Che la pianta e il fiore si prepari in tempi brevissimi per l’impollinazione è importantissimo per il proseguimento di quella specie.

Le api e gli insetti impollinatori sono sempre più in pericolo a causa di fertilizzanti, pesticidi e causa dell’inquinamento in generale. La loro tutela è fondamentale per il proseguimento di qualsiasi specie compresa quella umana.

“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, affermava Albert Einstein.

Fonte AmbienteBio

loading...

Hyperloop, il treno del futuro per fare Milano-Napoli in meno di un’ora

di Marco Paretti

Sarà inaugurato negli Emirati Arabi il treno del futuro in grado di viaggiare ad una velocità di 1.200 chilometri orari, consentendo di coprire la distanza che separa Milano e Napoli in meno di un’ora e di spostarsi tra Milano e Roma in soli 25 minuti.

Sarà inaugurato negli Emirati Arabi il treno del futuro in grado di viaggiare ad una velocità di 1.200 chilometri orari, consentendo di coprire la distanza che separa Milano e Napoli in meno di un’ora e di spostarsi tra Milano e Roma in soli 25 minuti. Per il momento, però, l’Italia dovrà aspettare e affidarsi all’attuale alta velocità: Hyperloop, questo il nome del treno ultra veloce, sarà inaugurato nel corso dei prossimi due anni con una tratta iniziale che coprirà la distanza tra Dubai e Abu Dhabi e che consentirà di spostarsi tra le due città in 12 minuti: attualmente il tempo di percorrenza è di un’ora e 40 minuti.

Di Hyperloop si parla ormai da diversi anni proprio per la sua promessa di essere il treno ultra veloce del futuro, in grado di viaggiare a velocità prima inimmaginabili e collegare città distanti migliaia di chilometri in qualche decina di minuti. Una tecnologia presentata da Elon Musk – fondatore di Tesla – e basata sull’utilizzo di tubi a bassa pressione in cui le capsule sono spinte da motori lineari a induzione e da compressori d’aria. La costruzione del tracciato che collegherà le due città arabe è iniziato ormai da diverso tempo, mentre il treno è stato recentemente svelato al pubblico. La gestione del tracciato sarà affidata a Etihad Rail, che attualmente ha completato la connessione tra Al Dhafra e Abu Dhabi, ad oggi utilizzata però dai treni normali.

Una volta completato il progetto, però, la tratta e il treno ultra veloce collegheranno varie zone degli Emirati Arabi “in maniera sicura, comoda ed efficiente” come ha spiegato Etihad Rail. Il treno Hyperloop dovrebbe essere lanciato nel corso dei prossimi 12/24 mesi, potenzialmente in tempo per poter trasportare i visitatori di Expo 2020 che il prossimo anno catalizzerà l’attenzione del mondo su Dubai. Grande attenzione anche per quanto riguarda le stazioni del futuro, la cui progettazione sarebbe stata affidata allo studio UNStudio. “L’hyperloop non è solo un’alternativa realistica e praticabile al volo, rivoluzionerà i viaggi,” aveva spiegato Ben Van Berkel, principale architetto e fondatore di UNStudio. “Fornirà tempi di viaggio estremamente veloci con collegamenti diretti tra le città, consentendo modi completamente nuovi di lavorare e trascorrere il tempo libero, che a sua volta porterà a una moltitudine di vantaggi economici, ambientali e di scambio di conoscenze”.

L’Italiano a capo di Hyperloop

Un collegamento con il nostro paese, però, c’è: è Gabriele Gresta, 47enne cofondatore di Hyperloop che già nel corso degli ultimi mesi ha provato a presentare il progetto del treno supersonico anche al governo italiano, per rendere realtà la connessione tra nord e sud in meno di un’ora. Una proposta che, pare, è piaciuta al governo, anche perché Hyperloop non avrebbe l’impatto ambientale che i 5 Stelle criticano della Tav. Questo perché le strutture sarebbero ricoperte da pannelli solari che “fanno sì che Hyperloop produca il 30% in più dell’energia che consuma. Ed è questo il vero modello di business, non la velocità” spiega Gresta.

Fonte: tech.fanpage.it

loading...

Nei ratti il glifosato provoca danni per tre generazioni

Esposizione in gravidanza aumenta patologie come l’obesità

L’esposizione al glifosato, l’erbicida prodotto da Monsanto finito spesso sotto accusa per i possibili effetti sulla salute, nei ratti provoca danni che si estendono per tre generazioni. Lo afferma uno studio dell’università di Washington State pubblicato dalla rivista Scientific Reports.

I ricercatori hanno esposto dei ratti in gravidanza ad una dose pari a metà del minimo considerato innocuo, e la prima generazione nata non ha mostrato segni di problemi di salute. La seconda però, scrivono i ricercatori, ha visto un “drammatico aumento” di alcune patologie dei testicoli, delle ovaie delle ghiandole mammarie, oltre che dell’obesità. Nei maschi di terza generazione, inoltre, i ricercatori hanno visto un aumento del 30% delle patologie prostatiche, mentre il 40% delle femmine di terza generazione ha mostrato un aumento delle malattie renali.

Più di un terzo delle mamme di seconda generazione ha avuto aborti spontanei e il 40% dei ratti di terza generazione era obeso. “Il fenomeno è chiamato ‘tossicologia generazionale’ – spiega Michael Skinner, uno degli autori – ed è stato già visto in sostanze come fungicidi, pesticidi, componenti delle materie plastiche come il bisfenolo A, il repellente per insetti Deet e l’erbicida atrazina. La causa sono dei cambiamenti epigenetici che ‘spengono e accendono’ geni”.

Fonte http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2019/04/24/nei-ratti-glifosato-provoca-danni-per-tre-generazioni_4ca6fafd-c180-439f-8d5b-2fc5e1d3b833.html

loading...

Politico beccato con bimba di 8 anni si giustifica: ‘in Vietnam è normale’ – Video

Ho-Chi-Minh City. Le immagini riprese da una telecamera di sicurezza hanno scosso il Vietnam: un funzionario del partito che abusa di una bimba inerme.

Nguyễn Hữu Linh, 61 anni, ex vicepresidente della Procura del popolo, la sera del 1° aprile scorso è nell’ascensore di un condominio della città.

Con lui lì per caso una povera bambina di 8 anni. L’uomo ignaro della presenza di una telecamera nella cabina, si avvicina alla malcapitata.

Con una naturalezza sconcertante si china su di lei e inizia a metterle le mani addosso. La piccola è terrorizzata, prova a scansarsi invano.

Poi finalmente si aprono le porte dell’ascensore e la ragazzina fugge via barcollando lasciando solo il mostro che tranquillamente prende a usare il suo cellulare.

A identificare e a denunciare l’orco, una rete sociale denominata Mạng xã hội impegnata da tempo nella difesa dei cittadini dai soprusi del governo.

Anche alcuni condomini si sono uniti all’associazione nel presentare un esposto alle autorità secondo l’articolo 146C del codice penale che vieta rapporti sessuali con minori.

Ma essendo un funzionario del governo gli è stata inflitta soltanto una multa di 200.000 dong (7,75€). “È la normalità in Vietnam” si è giustificato il pedofilo sotto processo.

I dati sconvolgenti dei bimbi vittime di violenza in Vietnam

Il caso ha gettato luce sullo sconvolgente fenomeno degli abusi sui minori in Vietnam. Si stima che ogni anno circa 2.000 bimbi siano vittime di violenza.

Nel 2018 le agenzie governative hanno scoperto ben 1.500 casi di cui 43 si sono conclusi col decesso dei piccoli dopo la violenza subita.

L’aspetto ancora più tragico è che le autorità portano a processo solo un quarto dei criminali. I casi restanti vengono discussi secondo “regolamenti delle amministrazioni locali”.

Oltre alla multa irrisoria, per il funzionario imputato è scattato l’obbligo di dimora ma per i cittadini non ci sono dubbi: non riceverà che una lieve condanna.

Fonte https://informarexresistere.fr/politico-beccato-con-bimba-di-8-anni-si-giustifica-in-vietnam-e-normale-video/

loading...

Giocattoli in bioplastica dalla canna da zucchero: la nuova linea di Tiger

Tutti ormai conoscono i negozi Tigerche, nati a Copenhagen, si sono diffusi capillarmente anche in Italia e sono molto apprezzati da grandi e piccini per l’originalità di ciò che vendono, oltre che per i prezzi popolari. Tra le ultime novità vi è una linea di giocattoli per bambini in bioplastica ottenuta da canna da zucchero.

Da Tiger si trovano sempre giochi e giochini per bambini (e adulti), spesso in legno o realizzati con materiali semplici e a basso prezzo. Nel catalogo dei prodotti, rinnovato con frequenza (uno dei punti forti dello shop danese), arriva ora una nuova linea realizzata in bioplasticaper rendere il gioco dei piccoli ancora più sicuro e naturale.

Questa speciale plastica ecologica è ricavata da canna da zucchero ed è un materiale decisamente più naturale e rinnovabile della consueta plastica che purtroppo ancora oggi viene comunemente utilizzata per realizzare giocattoli per bambini. 

La nuova linea in bioplastica, prodotta in Danimarca, include giocattoli per il mare come paletta, secchiello e setaccio ma anche un set da tè da 14 pezzi e un set da 22 pezzi. Entrambi sono stati testati e sono adatti agli alimenti, quindi i bambini possono davvero utilizzarli per bere.

I nuovi giochi si troveranno nei negozi a partire da maggio con prezzi a partire dai 2 euro. Noi continuiamo a preferire quelli in legno ma soluzioni in bioplastica come queste sono comunque un deciso passo avanti verso la sostenibilità.

Francesca Biagioli

Fonte @GreenMe

loading...

“Il Glifosato provoca cancro” – Ancora una condanna per Bayer, stavolta dovrà pagare 80 milioni – in proposito vi ricordiamo il paradosso della Germania: prima impone il Glifosato all’UE, poi lo vieta in casa sua… Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire Bayer-Monsanto sulla pelle degli Europei?

Un muovo colpo per Bayer, il colosso chimico-farmaceutico tedesco che ha comprato l’americana Monsanto. Una giuria statunitense ha riconosciuto a un residente della California danni per oltre 80 milioni di dollari: la giuria ritiene che l’uomo abbia contratto un cancro a causa della sua esposizione al diserbante Roundup a base di glifosato (sostanza al centro di controversie e polemiche negli Usa e in Europa), prodotto da Monsanto.

Ma per la Commissione Europea il Glifosato si può usare tranquillamente…

Nel novembre del 2017 il Comitato d’appello dell’Unione Europea ha approvato il rinnovo per altri cinque anni dell’autorizzazione del glifosato. Nella riunione, l’Italia ha votato contro, così come la Francia, mentre – ma tu guarda un po’ – la Germania (il cui voto era rimasto incerto per diverso tempo) ha votato a favore, sbloccando una situazione di impasse e spostando l’ago della bilancia verno lo sciagurato rinnovo.

Ma non finisce qui

Dopo averlo voluto in Europa, lo vieta a casa sua

Leggi in proposito:

Il paradosso della Germania: prima impone il Glifosato all’Unione Europea, poi lo vieta in casa sua… Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire la propria industria (Bayer-Monsanto) sulla pelle degli Europei?

loading...

Allarme “vermi del sushi”. ​Ecco cosa è il parassita “Anisakis”

“L’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei paesi occidentali”. La causa? Eccessivo consumo di sushi, spesso di bassa qualità

Giovanni Neve

L’allarme per i vermi da sushi è esploso ieri e continua ad allarmare i cittadini italiani che amano il cibo giapponese ma che potrebbero scivolare nelle conseguenze di un alimento troppo spesso trattato senza i doverosi controlli.

Ecco i vermi del sushi

La rivista scientifica ‘Bmj Case Reports’, infatti, in questi giorni ha pubblicato un rapporto sui rischi che corre l’uomo dal consumo di sushi, che può produrre nel tratto digestivo superiore la formazione di parassiti filiformi. A riportare la notizia è stato l’Adnkronos. Le foto realizzate dai gastroenterologi fanno impressione ed hanno già girato tutto il web. Nelle immagini si vedono i parassiti filiformi attaccati alla mucosa dell’intestino. Una presenza che può provocare nell’uomo vomito, dolori addominali lancinanti e febbre. Come successo a molti individui, anche se non si era mai arrivati a parlare di un “caso sushi” a livello accademico internazionale.

“A causa dei cambiamenti nelle abitudini alimentari, l’infezione da Anisakis è una malattia crescente nei Paesi occidentali – scrivono i medici autori del rapporto, gastroenterologi dell’Hospital de Egas Moniz e dell’Hospital da Luz di Lisbona – dovrebbe essere sospettata nei pazienti con una storia di consumo di pesce crudo”. Un caso choc di un 32enne portoghese ha permesso che a livello internazionale si tornasse a parlare del fatto che, complice la passione dilagante per il sushi, l’impatto di patologie scatenate dall’Anisakis è in crescita.

“Se la maggior parte dei casi sono stati descritti in Giappone proprio in virtù delle abitudini alimentari, tuttavia la patologia viene sempre più riconosciuta nei paesi occidentali”, scrivono gli esperti. “I pazienti possono avere sintomi allergici come angioedema, orticaria e anafilassi. I sintomi gastrointestinali includono dolori addominali, nausea e vomito e complicazioni come sanguinamento digestivo, ostruzione intestinale, perforazione e peritonite”.

Fonte

loading...

La rivoluzione degli ospedali Norvegesi: in mezzo ai boschi per curare i pazienti con il contatto diretto con la natura

Ospedali nei boschi: in Norvegia si curano i pazienti grazie al contatto diretto con la natura

I benefici che assorbiamo quando trascorriamo del tempo all’aria aperta sono ormai noti e molti studi lo dimostrano, ecco perchè nascono gli ospedali nei boschi.

Questo è stato il trampolino di lancio per sperimentare anche in spazi vicino agli ospedali delle qualità terapeutiche che la natura offre.

La rivoluzione degli ospedali Norvegesi

Questo è il caso degli ospedali norvegesi Oslo University Hospital e del Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

Progettati per conto della Fondazione Friluftssykehuset dallo studio di architettura Snøhetta, l’Outdoor Care Retreat è un rifugio in legno realizzato per alleggerire le lungo degenze.

Costruito in collaborazione con lo studio di architettura, Snøhetta , gli spazi offrono ai pazienti una gradita sospensione dai trattamenti rigorosi e dall’isolamento che spesso accompagnano il ricovero a lungo termine. Il termine friluftssykehuset deriva dal concetto norvegese di friluftsliv – l’importanza di trascorrere del tempo in natura – combinata con la parola “fro hospital”, sykehus . Il primo dei ritiri è nascosto nella lussureggiante foresta vicino a un torrente, a pochi passi dall’ingresso del più grande ospedale norvegese, l’Oslo University Hospital. La sorella costruisce un laghetto nei boschi decidui dall’ospedale Sørlandet Kristiansand nel sud della Norvegia.

Le fasi preliminari che hanno portato alla realizzazione del progetto

Maren Østvold Lindheim, una psicologa infantile che lavora nel dipartimento per la salute mentale dell’infanzia e dell’ospedale di Oslo, e i suoi colleghi avevano portato per anni i pazienti nei boschi vicino all’ospedale universitario di Oslo. “È iniziato con pochi bambini alla volta”, scrive Guay “ed è proseguito con gruppi sempre più consistenti e li portavamo a costruire fuochi e canoe su un lago vicino”.

“Portare i pazienti fuori dall’ospedale li aiuta a rilassarsi e a trovare la forza per superare il loro trattamento”, dice Lindheim. “Essere nella natura dà loro la sensazione di possibilità: hanno più energia, più speranza e più creatività”.

Progettazione degli spazi esterni e interni

Gli spazi allestiti appositamente,  ricordano case sugli alberi e forti, le cabine sono accessibili agli utenti su sedia a rotelle e l’entrata a zigzag accattivante è abbastanza grande da lasciare spazio anche per i letti d’ospedale. Come Snøhetta li descrive, “le cabine luminose si formano come blocchi di legno distorti che si estendono nel paesaggio attraverso rami asimmetrici”. Gli interni sono rivestiti in legno di quercia, in armonia con l’ambiente circostante; gli esterni si affievoliranno diventando grigi e nel tempo si integreranno ancora di più con il paesaggio.

All’interno, c’è una stanza principale, una stanza più intima e un bagno. I cuscini colorati si trasformano da pezzi rilassanti a materiali da costruzione forti, o qualsiasi altra cosa venga in mente all’immaginazione.

“La natura offre una gioia spontanea e aiuta i pazienti a rilassarsi: stare in un ambiente naturale porta loro una rinnovata calma che possono portare con sé nell’ospedale, in questo senso l’Outdoor Care Retreat aiuta i pazienti a superare le cure e contribuisce a superare meglio le malattie “, afferma Lindheim.

Un lucernario circolare consente di osservare l’albero; e le grandi finestre di vetro possono essere spalancate, diminuendo la linea tra l’esterno e l’interno. Snøhetta nota che “In questo modo, i visitatori possono sbirciare nel bosco, sentire l’odore del suolo umido della foresta e ascoltare il suono dell’acqua che scorre anche se si è dentro la cabina. ”

Organizzazione e accoglienza delle cabine

Le cabine possono ospitare circa 10 persone alla volta, la maggior parte dei bambini gioca fuori intorno al pozzo del fuoco quando visita, anche in temperature gelide. I bambini possono anche essere trovati a pescare, tagliare la legna, tirare frecce e dipingere quadri , sicuramente non il classico protocollo ospedaliero ma qualcosa di innovativo con notevoli vantaggi psico-fisici.

Le cabine sono aperte ai bambini fino a 18 anni, con il permesso del medico, e i genitori possono venire durante le visite. Fortunatamente per i pazienti più anziani, le cabine non hanno limiti di età nei pomeriggi e nei fine settimana.

“Sebbene la cabina sia integrata nel campus dell’ospedale, la sua posizione isolata e l’estetica naturale permettono una percezione diversa, come se fosse un luogo a se stante, un luogo di magia, di silenzio “, osserva Snøhetta.

La natura è là fuori che aspetta pazientemente per aiutarci a guarire, perché non abbracciare l’aiuto?

Maggiori informazioni su Snøhetta e la Fondazione Friluftssykehuset .

Proprietà delle foto dal sito https://snohetta.com/projects/419-friluftssykehuset-the-outdoor-care-retreat

fonte:

Ambientebio

https://www.ambientebio.it/salute/ospedali-nei-boschi-norvegia-curano-i-pazienti-contatto-natura/?fbclid=IwAR04v0fLAtSC7TYA1GuG8VbIBSNASC05pYNbnEr5b_HBZajGbGgSqnfjo50

loading...
loading...